lunedì 19 ottobre 2026

Al governo non interessa ascoltare ragioni.

Le proteste che stanno andando avanti da giorni in Italia (e da settimane e mesi in tutta Europa, dalla Spagna all’Albania passando per la Francia) stanno generando i primi disagi e i primi malumori da nord a sud.

Non una sola protesta, ma tante proteste tra di loro concatenate: caro benzina, caro vita, che incidono sulla qualità della vita di milioni di italiani, che si ritrovano sempre più alle strette. Una situazione davvero delicata, che rischia di trasformare l’Italia in una vera e propria polveriera molto più di quanto non lo sia già in questi giorni.

Sempre più famiglie rinunciano a curarsi, dovendo scegliere tra pagare l’affitto, pagare le utenze o mettere un po’ di cibo nel frigo, perché riuscire a fare tutte e tre le cose sta diventando via via sempre più insostenibile; sempre più lavoratori, checché ne dica il governo in carica, si trovano in uno stato di precarietà, costretti a lavorare a tempo pieno per ritrovarsi sempre e costantemente con un nulla in tasca, un paradosso dei tempi moderni; sempre più giovani, scoraggiati dall’impossibilità di trovare case in affitto con i prezzi alle stelle che ci sono, rinunciano ad andarsene, mentre chi un titolo di studio già ce l’ha decide di espatriare, andando a portare le proprie competenze nelle altre nazioni, mentre la nostra inesorabilmente si svuota e perde persone di prestigio.

Solo nelle ultime ore i tg Rai sembrano essersi accorti della protesta pacifica degli autotrasportatori che sta paralizzando il sud Italia, dalla Calabria alla Puglia, dalla Basilicata alla Campania, finanche in Molise e nel Lazio, intenti a raccontare solo gli scontri con la polizia e i tafferugli che si sono verificati a nord Italia, in particolar modo a Milano. Eppure, ciò che si fatica a capire è che dovunque la si guardi, questa mobilitazione generale, dagli episodi più violenti a quelli pacifici, hanno alla base delle motivazioni e delle ragioni che a lungo tempo il governo italiano ha deciso volutamente di ignorare, e che poco sta facendo per arginare.

Scandalizzarsi per una vetrina frantumata e per un saccheggio di un negozio è fin troppo facile; è assai più difficile raccontare una realtà tragica, in cui le persone, i lavoratori, i padri e le madri di famiglia faticano ad arrivare a fine mese e a dar da mangiare ai propri figli, nella disperazione più totale. E se alla stragrande maggioranza degli italiani fa più specie una vetrina frantumata di un tessuto sociale al collasso, allora forse c’è proprio qualcosa che non va.

All’interno del governo, intanto, sembra muoversi qualcosa, ma nella direzione sbagliata. La nostra presidente del consiglio Giorgia Meloni si è prontamente mobilitata per convocare un vertice sull’ordine pubblico, un problema irrisorio se consideriamo che verterà tutto quasi ed esclusivamente a sopprimere delle rivolte dettate da una rabbia di ben più di una generazione impossibile da soffocare. Basterebbe ascoltare le ragioni delle migliaia e migliaia di persone che stanno scendendo in piazza e paralizzando il paese, ma l’impressione che si ha è che a nessuno interessi veramente ascoltare alcunché.

Ciò a cui stiamo assistendo è senza ombra di dubbio un passaggio che potrà rivelarsi cruciale negli anni a venire: sarà utile per tutti e per ciascuno tenere alta l’attenzione e non abbassare la guardia. Sta a tutti noi, adesso, qui ed ora, fare in modo che il cambiamento possa avvenire e il più in fretta possibile, anche perché il tempo è ormai scaduto da un bel po’.

“1” + “2” + “3” + “4” + “5” + “6” + “7” + “8”.

venerdì 28 agosto 2026

Il concerto di Salmo all’arena flegrea.

Andai a vedere Salmo per la prima volta nel 2013, era al Giffoni film festival. Quella sera si esibivano sul palco lui, Clementino ed Ensi. Quella sera, Salmo fu un vero pazzo: ricordo alla perfezione che si arrampicò sull’impalcatura, rappando sospeso in aria con una mano sui tubi e con l’altra col microfono in mano.
In questi anni avrei sempre voluto vedere un altro concerto di Salmo, e l’occasione c’è stata due sere fa.
Sapevo fosse una bestia da palco, ma vederselo davanti rappare senza sosta per un’ora e mezza alternando rap e techno, alternando rap e dj set da rave in piena regola, è stato qualcosa di folle.
Questo del video è stato l’intro del concerto. Bomba vera.
Ps: mi si perdoni la voce che sovrasta la musica, ma ero veramente gasato, e alla terza canzone stavo già perdendo le corde vocali.

martedì 18 agosto 2026

Il grado di democrazia.

Il grado di democrazia di una nazione lo si misura in base a come il potere tratta il giornalismo, specie quello d’inchiesta.

giovedì 13 agosto 2026

Se sei scuro di pelle.

Agli italiani se sei scuro di pelle va bene solo se sei un calciatore o sei una superstar, per tutti gli altri invece si chiede la remigrazione, che non è altro che la deportazione del nuovo millennio.

sabato 1 agosto 2026

Altro che Falcone e Borsellino: il governo Meloni sta proteggendo la mafia.

Vi ricordate la Meloni che, col suo solito tono da caciottara, si metteva ad urlare di voler difendere la nazione e di voler combattere la mafia? Chiedendo anche il famoso “aiuto da casa” e quello dello “stato italiano”? Bene.

Quello che sta accadendo in questi giorni circa le indagini sul giro di affari di Mauro Caroccia è uno spettacolo indegno.

Come si è ampiamente detto, a camera ha deciso di negare ai magistrati l’accesso alla corrispondenza tra Caroccia e Delmastro, impedendo di fare luce sul rapporto che univa il prestanome della mafia all’esponente di Fratelli D’Italia (si ricordi che Andrea Delmastro aveva aperto una società con la figlia all’epoca neomaggiorenne del prestanome della mafia). Eppure, qualcosa in realtà non torna, per un principio logico piuttosto elementare: se chi si dichiara contro la mafia e dice di volerla combattere con forza poi decide di impedire lo svolgimento delle indagini (o avalla e difende la decisione della sua maggioranza), forse qualche scheletro nell’armadio lo ha, e teme che possano venire alla luce notizie non proprio piacevoli ed esaltanti. Se la lotta alla mafia viene invocata a parole e poi si ostacolano gli accertamenti richiesti dalla magistratura, quella retorica antimafia perde ogni credibilità. E in tal senso, altro che combattere la mafia: Giorgia Meloni e i suoi scagnozzi non stanno facendo altro che fiancheggiarla.

Forse in Fdi hanno una fifa blu che qualche altarino venga scoperto? Può darsi. Nel frattempo, a metterci del suo c’è stato anche Ignazio La Russa, altro esponente di spicco di questa forza di maggioranza, che conserva nella propria abitazione busti di Benito Mussolini e altri cimeli del ventennio fascista. Non un dettaglio irrilevante: il fascismo, come la mafia, ha rappresentato una delle pagine più oscure della storia italiana, fondandosi sul culto della forza e sulla compressione delle libertà democratiche. Senza vergogna alcuna, Ignazio La Russa ha dichiarato che Paolo Borsellino, se fosse ancora vivo, probabilmente oggi sarebbe un esponente di Fratelli D’Italia: un’uscita piuttosto infelice, soprattutto alla luce di quanto sta avvenendo nella questione Caroccia- Delmastro. Andrebbe ricordato al nostro La Russa che Paolo Borsellino, al quale la nostra premier dice di ispirarsi, ci ha rimesso la vita proprio per combattere con tutti i mezzi che aveva la criminalità organizzata tutta.

E se qualcuno oggigiorno vuole combattere la mafia, non impedisce ai magistrati di acquisire elementi che possano contribuire a chiarire i rapporti tra un prestanome mafioso e un esponente delle istituzioni…

…A meno che non si nutra un forte senso di sfiducia nei confronti dei propri uomini e alleati politici.