Non una sola protesta, ma tante proteste tra di loro concatenate: caro benzina, caro vita, che incidono sulla qualità della vita di milioni di italiani, che si ritrovano sempre più alle strette. Una situazione davvero delicata, che rischia di trasformare l’Italia in una vera e propria polveriera molto più di quanto non lo sia già in questi giorni.
Sempre più famiglie rinunciano a curarsi, dovendo scegliere tra pagare l’affitto, pagare le utenze o mettere un po’ di cibo nel frigo, perché riuscire a fare tutte e tre le cose sta diventando via via sempre più insostenibile; sempre più lavoratori, checché ne dica il governo in carica, si trovano in uno stato di precarietà, costretti a lavorare a tempo pieno per ritrovarsi sempre e costantemente con un nulla in tasca, un paradosso dei tempi moderni; sempre più giovani, scoraggiati dall’impossibilità di trovare case in affitto con i prezzi alle stelle che ci sono, rinunciano ad andarsene, mentre chi un titolo di studio già ce l’ha decide di espatriare, andando a portare le proprie competenze nelle altre nazioni, mentre la nostra inesorabilmente si svuota e perde persone di prestigio.
Solo nelle ultime ore i tg Rai sembrano essersi accorti della protesta pacifica degli autotrasportatori che sta paralizzando il sud Italia, dalla Calabria alla Puglia, dalla Basilicata alla Campania, finanche in Molise e nel Lazio, intenti a raccontare solo gli scontri con la polizia e i tafferugli che si sono verificati a nord Italia, in particolar modo a Milano. Eppure, ciò che si fatica a capire è che dovunque la si guardi, questa mobilitazione generale, dagli episodi più violenti a quelli pacifici, hanno alla base delle motivazioni e delle ragioni che a lungo tempo il governo italiano ha deciso volutamente di ignorare, e che poco sta facendo per arginare.
Scandalizzarsi per una vetrina frantumata e per un saccheggio di un negozio è fin troppo facile; è assai più difficile raccontare una realtà tragica, in cui le persone, i lavoratori, i padri e le madri di famiglia faticano ad arrivare a fine mese e a dar da mangiare ai propri figli, nella disperazione più totale. E se alla stragrande maggioranza degli italiani fa più specie una vetrina frantumata di un tessuto sociale al collasso, allora forse c’è proprio qualcosa che non va.
All’interno del governo, intanto, sembra muoversi qualcosa, ma nella direzione sbagliata. La nostra presidente del consiglio Giorgia Meloni si è prontamente mobilitata per convocare un vertice sull’ordine pubblico, un problema irrisorio se consideriamo che verterà tutto quasi ed esclusivamente a sopprimere delle rivolte dettate da una rabbia di ben più di una generazione impossibile da soffocare. Basterebbe ascoltare le ragioni delle migliaia e migliaia di persone che stanno scendendo in piazza e paralizzando il paese, ma l’impressione che si ha è che a nessuno interessi veramente ascoltare alcunché.
Ciò a cui stiamo assistendo è senza ombra di dubbio un passaggio che potrà rivelarsi cruciale negli anni a venire: sarà utile per tutti e per ciascuno tenere alta l’attenzione e non abbassare la guardia. Sta a tutti noi, adesso, qui ed ora, fare in modo che il cambiamento possa avvenire e il più in fretta possibile, anche perché il tempo è ormai scaduto da un bel po’.