Che Moreno non fosse stato altro che un’esca bella e buona per l’odio e l’hating per una certa scena rap l’ho iniziato a sostenere soprattutto con l’arrivo dell’ondata della musica trap. Moreno era considerato “quello sfigato di Amici”: la sua immagine e le sue sonorità catchy precedevano il suo talento, e in pochi in realtà si rendevano conto che il suo volto fosse il volto di un intero genere musicale che stava iniziando a farsi strada a spallate nell’immaginario popolare, divenendo assai più sfaccettato di quanto non lo fosse prima del 2013. Una singola partecipazione ad un programma pop aveva per magia cancellato con un colpo di spugna anni e anni di punchline, di rime, di freestyle, di talento genovese; il “sistema talent” che genera prodotti validi una stagione e via nella stragrande maggioranza dei casi ha fatto il resto, relegandolo quasi all’anonimato (oggi si direbbe “surgelato”).
Re/start quindi è proprio una ripartenza, venuto fuori in dieci anni di assenza, fatto di detox, perché forse a volte bisogna aspettare i tempi giusti per fare la mossa successiva. Per Moreno, dopo Slogan (suo terzo disco passato quasi inosservato, specie se rapportato al successone riscosso nel 2013 da Stecca), sarebbe stato inutile tornare con nuova musica a breve giro, ancor di più a ragion veduta se la scena rap in grande fermento stava dando vita a fenomeni mediaticamente assai più potenti (mi riferisco ai vari Ghali, Sfera Ebbasta, ecc ecc...).
Nel corso degli ultimi anni Moreno è rimasto a lavorare in silenzio alla propria musica, intessendo rapporti anche con artisti stranieri, quali il polacco Janusz Walczuk, o il brasiliano Pelé MilFlows, e ha portato avanti il proprio stile senza snaturarsi e senza farsi trasportare dalle tendenze della musica drill o da atteggiamenti simil-criminali, che non gli sono mai appartenuti. Del resto, la sua potenza nella scrittura è sempre stata l’ironia, mista ai giochi di parole e alle punchline, in cui è diventato forte facendo il freestyler in anni e anni di battle su e giù per l’Italia.
Re/start è un disco che va ascoltato senza pregiudizi, ed è fortemente sconsigliato l’ascolto a qualunque uditore dal commentino facile (per la cronaca, usare “surgelato” come insulto è qualcosa di imbarazzante per l’intelligenza umana). Cari subumani, estinguetevi.