domenica 16 febbraio 2025
Mara non avrà nessuno da censurare.
venerdì 7 febbraio 2025
“‘Dead poets (poesti estinti)’ di Dj Fastcut è un disco di forte identità” + “1” + “2” + “3” + “4” + “5” + “6” + “7” + “8”.
Poco prima della fine dell’anno 2024, come spesso faccio, mi sono dedicato ad una scoperta o ad una ri-scoperta di album del passato, di rap italiano e non, che magari mi ero perso o a cui non ho dato la dovuta attenzione. Tra questi album, ce n’è anche uno in particolare, realizzato da un produttore molto valido della scena, Dj Fastcut, che lanciò un vero e proprio marchio di fabbrica: sto parlando di Dead poets, in italiano Poeti estinti, che trae liberamente spunto ed ispirazione dal film L’attimo fuggente del 1989 diretto da Peter Weir e interpretato da Robin Williams, che tratta dell’importanza della libertà individuale di ciascuno, senza che ci si senta influenzati dalle aspettative della società circostante.
Dj Fastcut con Dead poets, nel 2016, fu in grado di lanciare una piccola pietra nello stagno che negli anni successivi sarà in grado di scatenare uno tsunami molto forte e d’impatto nel panorama hip-hop italiano, tanto che il disco vedrà la luce di ben tre capitolo successivi, quattro se si considera che il secondo volume sarà diviso in due, Dead poets, vol. 2 (ordine targhini) e Dead poets 2 (ordine montanari).
Il riferimento al film di Weir e Williams non è un riferimento casuale: infatti, il significato che è ivi contenuto è perfettamente rapportabile ad un caposaldo del rap e dell’hip-hop, ovvero la libertà di esprimere sé stessi come meglio si crede, che sia con una console e dei piatti che girano o con un foglio ed una penna in mano, e questa tematica ricorre spessissimo nelle strofe degli artisti che si susseguono nel corso delle quindici tracce.
Si potrebbe menzionare, nello specifico, la conclusione dell’album, Per non guardare indietro, in cui Fastcut ha chiamato con sé Vaniss, Claver Gold e Murubutu, autori, questi ultimi due, dell’album Infernum rilasciato il 15 aprile 2020. In Per non guardare indietro, tutti e tre gli artisti raccontano la storia di un musicista che tenta di fare fortuna con la musica viaggiando nella stiva di una nave per affrontare l’Oceano Pacifico e approdare verso una nuova vita. Con sé solamente un sogno e la musica, lasciandosi alle spalle tutte le certezze che gli offriva la vita, come la terra natia e la propria famiglia. Piani che in pochi sarebbero capaci di portare avanti per la loro grandezza. Risultato? Non sarà la ricchezza economica quella che otterrà, ma una ricchezza molto più grande, che è quella spirituale, quella emotiva.
Per raccontare il disco, è necessario come per molte opere d’arte, contestualizzare anche il periodo in cui sono usciti: Dead poets uscì nel 2016, il 20 dicembre, in un anno parecchio tumultuoso per il rap italiano, una fase di passaggio in cui da un lato si vedeva la crescita di vecchie glorie, e dall’altra la nascita di nuovi astri che si facevano strada a spallate spesso incuranti di ciò che ci fosse prima di loro. All’interno delle liriche di Dead poets, sono tanti i riferimenti fatti dagli artisti verso questo scenario, e ad esser presi di mira erano tutta una serie di artisti, nomi vecchi o nuovi, che in qualche modo han sempre prestato il fianco al conformismo (dal loro punto di vista) che il rap ha sempre cercato di combattere: non ci sono gioielli, orologi o collane che tengano per far desistere valori spirituali e morali di chi combatte per un ideale di libertà e di slegamento da una certa società tossica, che costantemente pone a paragone tutti coloro che della società fan parte. Ci sono sempre delle regole da seguire, dei canoni da rispettare, davanti ai quali la stragrande maggioranza delle persone china silenziosamente e ottusamente il capo, senza neanche più porsi domande sul perché lo stia facendo.
All’interno del film di Weir e Williams, i ragazzi, gli alunni del professor Keating, decidono di creare, di dar vita ad una setta denominata “dead poets society”, “setta dei poeti estinti”, in cui si radunano per leggere opere ed informarsi in maniera indipendente, dando libero sfogo alla propria anima e alle proprie ambizioni. Tra loro, anche un ragazzo, Neil Perry, i cui genitori desidererebbero vederlo medico, ambizione che si oppone coi sogni del giovane, che invece sogna di diventare un attore. La dead poets society insomma si fa in qualche modo promotrice, in questo collettivo, di valori che si ritrovano pari pari all’interno dei testi degli artisti chiamati nel disco da Dj Fastcut.
All’interno del progetto nomi ci sono nomi davvero molto interessanti: oltre ai già nominati Claver Gold, Murubutu e Vaniss, troviamo anche altri nomi come Kenzie, Er Costa, Suarez, Warez, Mattak, Willie Peyote, Lord Madness, Bassi Maestro (quest’ultimo presente all’interno dell’Intro introduttivo). Degna di nota è la traccia Poeti estinti, che in qualche modo dà il titolo all’album (seppur reso in italiano) in cui Fastcut ha chiamato a raccolta due artisti americani, e due italiani: rispettivamente Mic Handz e The Rockness Monstah, e Danno e Rancore, quest’ultimo che già aveva dimostrato un grande talento per la scrittura, che lo ha spinto col tempo anche ad esplorare mondi apparentemente lontani come il festival di Sanremo nel 2020. In Poeti estinti, tutti gli artisti, italiani e americani, hanno reso omaggio anche a tantissimi colleghi, molti dei quali deceduti (“estinti”) da relativamente poco: Danno, ad esempio, ha cambiato la sua strofa in due occasioni, menzionando e ricordando sia Sean Price, sia Primo Brown, scomparsi rispettivamente l’8 agosto 2015 e il 1° gennaio 2016.
Tanti sono i rimandi al rap americano del passato anche dal punto di vista musicale: Fastcut ha saputo effettuare ottimi campionamento di brani americani che tradiscono una conoscenza approfondita del genere, specie quello fatto senza fronzoli e senza orpelli di sorta. Certo, niente di cui stupirsi: Fastcut è prossimo al raggiungimento dei 40 anni (il 16 aprile 1986 la sua data di nascita), per cui ha fatto in tempo a vivere e a vedere la golden age dell’hip-hop in un’età tutto sommato abbastanza giovanile che lo avrà sicuramente influenzato, spronato e spinto a fare musica di mestiere.