Il referendum indetto per l’8 e 9 giugno, come previsto, non ha raggiunto il quorum. Non è una cosa nuova: i referendum che hanno raggiunto il quorum sono da sempre pochi, circa la metà tra tutti quelli indetti, per cui neanche verrebbe da stupirsi nel leggere che solo il 30% di aventi diritto al voto si sia recato alle urne per esercitare il proprio diritto. Per qualcuno, potrebbe essere segno del fatto che, soprattutto per quanto riguarda i referendum, sarebbe meglio abbassare la soglia di raggiungimento del quorum se proprio non lo si vuole abolire del tutto.
Oggi
il referendum avrebbe cambiato le sorti in due ambiti differenti: quello del
mondo del lavoro e quello del mondo della cittadinanza, dando ai lavoratori
maggiori sicurezze e stabilità, e agli immigrati un tempo minore per la richiesta
di ottenimento della cittadinanza italiana. Tutto in fumo, in quanto il numero
di persone che avrebbe dovuto esercitare il proprio diritto ha scelto, più o
meno legittimamente, di starsene a casa o di andarsene al mare, dando credito a
personaggi squallidi del mondo della politica, quali La Russa che, dall’alto
della sua carica istituzionale, ha invitato i cittadini a non esercitare il
proprio diritto di voto.
Quelle
che si possono fare sono solo analisi oggi, o speculazioni e teorizzazioni su
come sarebbero potute andare le cose se, ad esempio se la politica avesse dato
modo ai cittadini di fidarsi della cosa pubblica nel corso degli anni. Nel
marasma generale, però, c’è un nome mitologico appartenente al mondo di destra
degli ultimi anni, tale Italo Bocchino, che non parecchio tempo fa, durante il
programma Accordi & disaccordi condotto da Luca Sommi sul Nove. Tale
Bocchino, durante un confronto televisivo, si era lanciato in un’analisi a dir
poco surreale, quasi fantascientifica, in cui aveva affermato che “gli italiani
non vanno a votare perché la nostra democrazia è solida”. Un teorema che
naturalmente non sta in piedi sotto nessun punto di vista: la democrazia,
infatti, almeno in teoria, si basa esattamente sul diritto di voto della
popolazione, senza il quale non si potrebbe parlare più di democrazia, bensì di
dittatura, in cui ad ordinare è l’uomo solo al comando, e al di sotto tutti
coloro che, d’accordo o meno, eseguono ciò che viene loro ordinato.