domenica 31 maggio 2026

L’ultimo treno.

Oggi,

stazione cara

dei miei ricordi,

farai un po’ meno rumore

per le vie della città.

 

Centottantatré

di anni da spiegare

non son certo pochi:

una storia e tante storie

che s’incontrano, s’incrociano:

milioni di memorie.

 

Quanti passi ho mosso

all’interno di quel perimetro

io contarli non posso,

ma mi passan tutti in mente,

un unico grande flashback

che mi mette addosso un brivido.

 

E allora dai, scegline uno:

le corse per quel dell’una

e con mamma, io ero al sicuro

quando piccolo e paffuto

mettevo a posto i miei denti

verso piazza Garibaldi

tra i buoni e tra i malviventi;

puoi sceglier la Feltrinelli

in tempi un po’ più recenti

facevo un po’ da me stesso

ai primi instore ed ai concerti.

 

Quanti viaggi, quanti orari

quante gite fuori porta

improvvisate, organizzate

ma in fondo in fondo

che importa?

 

Per quelli come me

forse era già abbastanza

una porta aperta sul mondo

quella speranza che un giorno

era soltanto un sogno;

quando gli occhi si spalancano

è la realtà che crea dei mostri

e ciò che prima era il mondo

di punto in bianco

la speranza, il sogno

si trasformano in ricordo.

 

Quante prime volte

e quante ultime,

quanti addii, quanti viaggi

ed i chilometri percorsi

in realtà incalcolabili.

 

Lo ricordi il mio Interrail?

Fu bello,

e quando poi di nuovo

giunsi in terra natia

non sai che sollievo:

un punto fermo

in un’infinità di punti

su una mappa

senza orizzonti.

 

Da oggi è tempo di fermarti:

ci era stato già insegnato

che nulla in questa Terra

sarebbe stato eterno,

eppure non ci sembra vero.

Caro treno: tu che passi e vai

e porti via lontano ogni tormento,

per questa volta fermati,

lasciati accarezzare dal vento,

da decine di braccia protese

ferme in attesa

solamente del tuo passaggio.

 

Questa notte, sai

sarà anche l’ultima

per noi;

ma la storia non ha carne

e questo tu lo sai,

ciò che è destino che rimanga

in realtà poi non muore mai.