Vi ricordate la Meloni che, col suo solito tono da caciottara, si metteva ad urlare di voler difendere la nazione e di voler combattere la mafia? Chiedendo anche il famoso “aiuto da casa” e quello dello “stato italiano”? Bene.
Quello che sta accadendo in questi giorni circa le indagini sul giro di affari di Mauro Caroccia è uno spettacolo indegno.
Come si è ampiamente detto, a camera ha deciso di negare ai magistrati l’accesso alla corrispondenza tra Caroccia e Delmastro, impedendo di fare luce sul rapporto che univa il prestanome della mafia all’esponente di Fratelli D’Italia (si ricordi che Andrea Delmastro aveva aperto una società con la figlia all’epoca neomaggiorenne del prestanome della mafia). Eppure, qualcosa in realtà non torna, per un principio logico piuttosto elementare: se chi si dichiara contro la mafia e dice di volerla combattere con forza poi decide di impedire lo svolgimento delle indagini (o avalla e difende la decisione della sua maggioranza), forse qualche scheletro nell’armadio lo ha, e teme che possano venire alla luce notizie non proprio piacevoli ed esaltanti. Se la lotta alla mafia viene invocata a parole e poi si ostacolano gli accertamenti richiesti dalla magistratura, quella retorica antimafia perde ogni credibilità. E in tal senso, altro che combattere la mafia: Giorgia Meloni e i suoi scagnozzi non stanno facendo altro che fiancheggiarla.
Forse in Fdi hanno una fifa blu che qualche altarino venga scoperto? Può darsi. Nel frattempo, a metterci del suo c’è stato anche Ignazio La Russa, altro esponente di spicco di questa forza di maggioranza, che conserva nella propria abitazione busti di Benito Mussolini e altri cimeli del ventennio fascista. Non un dettaglio irrilevante: il fascismo, come la mafia, ha rappresentato una delle pagine più oscure della storia italiana, fondandosi sul culto della forza e sulla compressione delle libertà democratiche. Senza vergogna alcuna, Ignazio La Russa ha dichiarato che Paolo Borsellino, se fosse ancora vivo, probabilmente oggi sarebbe un esponente di Fratelli D’Italia: un’uscita piuttosto infelice, soprattutto alla luce di quanto sta avvenendo nella questione Caroccia- Delmastro. Andrebbe ricordato al nostro La Russa che Paolo Borsellino, al quale la nostra premier dice di ispirarsi, ci ha rimesso la vita proprio per combattere con tutti i mezzi che aveva la criminalità organizzata tutta.
E se qualcuno oggigiorno vuole combattere la mafia, non impedisce ai magistrati di acquisire elementi che possano contribuire a chiarire i rapporti tra un prestanome mafioso e un esponente delle istituzioni…
…A meno che non si nutra un forte senso di sfiducia nei confronti dei propri uomini e alleati politici.