Sapete cosa vuol dire mancanza di empatia? Si può riassumere con una risposta magica e al contempo surreale che il nostro vicepremier e ministro dei trasporti ha rivolto ad una domanda postagli da un utente sotto una sua diretta social: “se dovesse venire un terremoto nello stretto di Messina, e Dio non voglia, le due città verrebbero distrutte, ma il ponte è fatto per resistere e rimanere in piedi”. A parte che sarebbe tutto ancora da vedere, ma non è questo il punto.
Matteo Salvini si sa com’è: una la dice giusta, e cento le combina sbagliate, tanto che si è notoriamente meritato il soprannome di “portasfiga”. Guai a fargli aprire bocca su qualsiasi questione che puntualmente avviene l’esatto contrario di ciò che lui profetizza, tanto che più di qualcuno che abita nelle zone tra Messina e Reggio si sta già grattando prepotentemente e si sta affidando ai migliori maghi per scongiurare la catastrofe enunciata con così tanta non-chalance dal nostro girasagre.
In questi giorni si è ricordato il crollo del ponte Morandi di Genova, triste evento avvenuto il 14 agosto 2018, ormai sette anni fa, in cui persero la vita ben 43 persone e si ritrovarono sfollati ben 566 abitanti colpiti dal crollo del viadotto. Una tragedia immane, che si sarebbe benissimo potuto evitare se solo si fossero fatti i controlli e le manutenzioni del caso, che puntualmente in Italia non vengon mai svolte regolarmente, salvo poi piangere i morti e contare le bare a disastro già avvenuto.
In Italia, situazioni di questo genere, purtroppo, ne avvengono a centinaia, nelle piccole e nelle grandi realtà: se di realtà non si trattasse, farebbe persino ridere sapere che il signor Pietro Ciucci, oggigiorno amministratore delegato della Stretto Di Messina S.P.A. (Ovvero l’azienda incaricata per la costruzione del ponte sullo stretto di Messina), sia stato indagato in qualità di presidente dell’Anas per via del crollo del viadotto Scorciavacche, viadotto situato sulla Palermo-Agrigento, in Sicilia, inaugurato il 24 dicembre 2014 e crollato (udite udite) appena sei giorni dopo, il 30 dicembre 2014.
Assurdo vero? Come detto, non si tratta di una barzelletta, ma di una amara verità, di cui parlano pochi giornali e ancora meno telegiornali.
Sempre nelle ultime ore, il Ponte San Giuliano, nel comune di Randazzo, sempre in Sicilia (se non lì, dove?), è stato ripreso durante un’ondata di maltempo mentre al suo fianco si sbriciolava e veniva giù il parapetto. Disastro sfiorato, almeno stavolta, anche se i presupposti per un ponte Morandi-2 c’eran tutti.
Insomma: mentre Matteo Salvini parla un giorno sì e l’altro pure di un’opera faraonica in mezzo al deserto, che costerà agli italiani tutti almeno 13 miliardi di euro (e ci si tiene bassi con le stime, peraltro tutte fornite dagli organi politici), in Italia, e in Sicilia in special modo, mancano controlli e manutenzioni alle infrastrutture, quelle poche che ancora si tengono in piedi.
Allora ci si chiede: ma non sarebbe meglio valorizzare ciò che l’Italia già possiede, rendere ancora più efficienti le infrastrutture che sono state costruite, e soprattutto fare in modo che disastri già annunciati si possano verificare (ci si augura) il più tardi possibile, se non anche mai? Come mai anziché effettuare opere di manutenzione a ponti fatiscenti e pericolati dislocati in tutto lo stivale si preferisce costruire un ponte in mezzo al nulla per collegare due regioni che, in quanto a strade e collegamenti ferroviari, sono messe in situazioni oltremodo terribili e disumane?
A Salvini questa domanda viene rivolta spesso. Dal canto suo, sempre la stessa cazzata: bacioni e bacini ed accuse di essere manifestanti “zecche rosse”, come se poi bisognasse avere un colore politico per poter riconoscere l’inutilità di un’azione, di un qualcosa che si sta portando avanti a spese della collettività, di tutti noi italiani.
Nessuna risposta, insomma, e in tanti già avanzano l’ipotesi che a mangiarci, in tutto ciò, possano essere solo i soliti noti e le mafie che da sempre tartassano e vampirizzano quei territori, e che si celano dietro tantissime opere che diventano mangiatoie di soldi, che diventeranno poi motore per alimentare storture e illegalità in una nazione che già non brilla particolarmente se si parla del suo esatto contrario.
Che brutta storia, quella che stiamo avendo la sfortuna di vivere.