martedì 20 ottobre 2026

“1” + “2” + “4” + “5” + “6” + “8” + “9” + “12”.

Dovevamo attrezzarci... E lo hanno fatto.

Ve lo ricordate quello che disse il ministro Salvini questa estate a proposito del caro energia e del caro carburante? “È chiaro che i costi non caleranno a breve, dunque o ti rassegni o ti attrezzi”. Bene.

Ai più questa frase non è andata decisamente giù: è intollerabile che da parte di un ministro della repubblica, anziché ricevere risposte concrete, arrivino risposte che sembrano quelle di un ubriaco al bar, inconcludenti, che sembrano più una presa per i fondelli invece che una visione politica in grado di contrastare una situazione drammatica che sta riducendo in ginocchio famiglie, imprese e lavoratori da nord a sud.

Quella avviata dagli autotrasportatori del mezzogiorno è uno sciopero non solo legittimo, ma quasi obbligato, visto la batosta che questo rincaro generale della vita sta comportando, e se consideriamo che i salari sono fermi al secolo scorso la situazione diventa ancora più rivoltante.

Ma Salvini adora fare figure barbine, e dunque ha deciso di intrattenere una conversazione telefonica con gli autotrasportatori che stanno bloccando le autostrade campane. Le sue parole: “ho chiesto un po’ di fondi, se allentate un po’ i problemi al traffico male non fate”. Una bella giravolta, che non dovrebbe far certo dormire sogni tranquilli.

Salvini politicamente parlando è un impresentabile le cui balle grossolane ha avuto modo di spararne a centinaia nel corso degli anni, come quando diceva di voler tagliare le accise sulla benzina (…), o come quando diceva di voler abolire la legge Fornero. Tutte promesse ovviamente mai mantenute una volta salito al governo.

Ma allora come è possibile che “si sta impegnando a trovare fondi”? Ah, già… La famosa campagna elettorale.

Un appello a tutti gli autotrasportatori andrebbe fatto: guai ad abbassare la guardia e a retrocedere anche solo di un millimetro. La chiamata ricevuta dal ministro Salvini dimostra che si sta perseguendo la strada giusta, e cedere per delle promesse inconcludenti di un mentitore seriale rischia di vanificare tutti gli sforzi che si stanno facendo. Non siete soli, e forse il vento a questo giro sta cambiando. Ma per davvero.

lunedì 19 ottobre 2026

Al governo non interessa ascoltare ragioni.

Le proteste che stanno andando avanti da giorni in Italia (e da settimane e mesi in tutta Europa, dalla Spagna all’Albania passando per la Francia) stanno generando i primi disagi e i primi malumori da nord a sud.

Non una sola protesta, ma tante proteste tra di loro concatenate: caro benzina, caro vita, che incidono sulla qualità della vita di milioni di italiani, che si ritrovano sempre più alle strette. Una situazione davvero delicata, che rischia di trasformare l’Italia in una vera e propria polveriera molto più di quanto non lo sia già in questi giorni.

Sempre più famiglie rinunciano a curarsi, dovendo scegliere tra pagare l’affitto, pagare le utenze o mettere un po’ di cibo nel frigo, perché riuscire a fare tutte e tre le cose sta diventando via via sempre più insostenibile; sempre più lavoratori, checché ne dica il governo in carica, si trovano in uno stato di precarietà, costretti a lavorare a tempo pieno per ritrovarsi sempre e costantemente con un nulla in tasca, un paradosso dei tempi moderni; sempre più giovani, scoraggiati dall’impossibilità di trovare case in affitto con i prezzi alle stelle che ci sono, rinunciano ad andarsene, mentre chi un titolo di studio già ce l’ha decide di espatriare, andando a portare le proprie competenze nelle altre nazioni, mentre la nostra inesorabilmente si svuota e perde persone di prestigio.

Solo nelle ultime ore i tg Rai sembrano essersi accorti della protesta pacifica degli autotrasportatori che sta paralizzando il sud Italia, dalla Calabria alla Puglia, dalla Basilicata alla Campania, finanche in Molise e nel Lazio, intenti a raccontare solo gli scontri con la polizia e i tafferugli che si sono verificati a nord Italia, in particolar modo a Milano. Eppure, ciò che si fatica a capire è che dovunque la si guardi, questa mobilitazione generale, dagli episodi più violenti a quelli pacifici, hanno alla base delle motivazioni e delle ragioni che a lungo tempo il governo italiano ha deciso volutamente di ignorare, e che poco sta facendo per arginare.

Scandalizzarsi per una vetrina frantumata e per un saccheggio di un negozio è fin troppo facile; è assai più difficile raccontare una realtà tragica, in cui le persone, i lavoratori, i padri e le madri di famiglia faticano ad arrivare a fine mese e a dar da mangiare ai propri figli, nella disperazione più totale. E se alla stragrande maggioranza degli italiani fa più specie una vetrina frantumata di un tessuto sociale al collasso, allora forse c’è proprio qualcosa che non va.

All’interno del governo, intanto, sembra muoversi qualcosa, ma nella direzione sbagliata. La nostra presidente del consiglio Giorgia Meloni si è prontamente mobilitata per convocare un vertice sull’ordine pubblico, un problema irrisorio se consideriamo che verterà tutto quasi ed esclusivamente a sopprimere delle rivolte dettate da una rabbia di ben più di una generazione impossibile da soffocare. Basterebbe ascoltare le ragioni delle migliaia e migliaia di persone che stanno scendendo in piazza e paralizzando il paese, ma l’impressione che si ha è che a nessuno interessi veramente ascoltare alcunché.

Ciò a cui stiamo assistendo è senza ombra di dubbio un passaggio che potrà rivelarsi cruciale negli anni a venire: sarà utile per tutti e per ciascuno tenere alta l’attenzione e non abbassare la guardia. Sta a tutti noi, adesso, qui ed ora, fare in modo che il cambiamento possa avvenire e il più in fretta possibile, anche perché il tempo è ormai scaduto da un bel po’.

“1” + “2” + “3” + “4” + “5” + “6” + “7” + “8”.