Tardi. Troppo tardi. Dopo centinaia di migliaia tra feriti, dispersi, espatriati, morti.
Bambini (e non mi si chieda di definirli), donne, uomini.
Tardi. Troppo tardi.
Qualcuno ancora porta con sé tanti dubbi, anche dopo questo accordo. Dove c’è la politica di mezzo, c’è sempre un marcio che emana un fetore che si potrebbe avvertire a galassie di distanza, ancor più quando a festeggiare ci sono oligarchi alla Donald Trump. Io sono tra coloro che ancora nutre tantissimi dubbi, a partire da quello più grande: che fine farà il popolo palestinese?
Netanyahu e i suoi sono sempre stati piuttosto chiari: farli fuori, annientarli, azzerarli, non esistono altri termini per esporre il loro piano. Ci si rassegni tutti quanti: quello a Gaza era un genocidio in piena regola.
Tutt’oggi, nessuno sa e può avere certezza di cosa ne sarà del popolo palestinese.
Nonostante la tregua sbandierata in ogni dove, questo è un momento cruciale.
Non abbassare la guardia, ma vigilare, aiuterà a mantenere viva l’attenzione nei confronti del popolo palestinese.
Facciamo in modo di non avere la memoria corta, una volta tanto, specie oggi che possiamo avere l’informazione a portata di mano. Non dimentichiamoci dei nomi, dei volti, delle voci di chi ha detto e scritto cosa, né di chi avrebbe potuto e non ha mosso un dito per smuovere qualcosa.
Né tantomeno di chi, conscio di ciò che stava facendo, ha continuato ad armare Israele, prestando il proprio fianco a questa barbarie umana, rendendosi moralmente complice di genocidio. Le mani sporche di sangue si possono lavare, ma la coscienza, quella rimane sporca fino alla tomba e anche oltre.