lunedì 29 dicembre 2025

Gabriella Tupini.

Se al mondo ci fossero più persone come Gabriella Tupini, probabilmente vivremmo all’interno di una società migliore. Sto guardando molti dei suoi video e mi stanno aprendo la mente e curando le ferite come non mai. Ha un tale modo di parlare e di esprimersi, pieno di tatto, amore ed empatia da far commuovere, specie se ci si guarda intorno e si fa fronte ad un generale imbarbarimento della razza umana. Almeno una volta dovreste soffermarvi a guardare un suo video e riflettere attentamente e profondamente su ogni cosa che dice.

giovedì 25 dicembre 2025

“Cover” + “Franco Battiato: la morte come sinonimo di cambiamento”.

In qualsiasi epoca e in qualsiasi popolo di qualsiasi angolo del globo, sono stati in tantissimi a parlare allo stesso modo del rapporto tra anima e corpo, scindendo le due cose: tra chi parla di reincarnazione, chi parla di un al di là luminoso o buio a seconda delle azioni commesse sulla Terra, e chi semplicemente si affida a teorie filosofico-scientifiche che puntano a dimostrare come la nostra coscienza è scollegata dal nostro corpo, che è solo un mezzo di cui ci serviamo su questo pianeta. Ce n’è per tutti i gusti.

Franco Battiato è stato più di un artista: è stato un filosofo, un comunicatore, un pensatore, ed è stato uno di coloro che ha proprio creduto nel fenomeno della reincarnazione, sviscerando l’argomento nelle numerose sue opere di carattere musicale e letterario che ha composto nella sua lunghissima carriera.

Questo spezzone di video è tratto da un’intervista rilasciata a Xl repubblica in occasione dell’uscita del suo album Apriti sesamo nel 2012. Tutto quel disco, a detta dello stesso Battiato, “raccontava della morte senza alcuna pietà, tuttavia senza restituire una sensazione di un qualcosa di lugubre”. L’argomento della morte appare maggiormente all’interno della canzone Testamento attorno a cui ruotava la domanda postagli dal giornalista di Xl repubblica.

mercoledì 24 dicembre 2025

“Pensiero per Natale 2025” + “Con Mohamed, Ameljo e Aurel”.

Un mio amico mi ha detto che in questa foto sono venuto assai bene: felice, sinceramente felice, rilassato.

E ha assolutamente ragione.

È con questa foto che voglio augurare a tutti un felice Natale.

Queste settimane mi stanno cambiando. Quante sono le situazioni che ci circondano in cui basterebbe quel poco per apportare un piccolo grande cambiamento: se ciascuno di noi facesse la propria parte come può, probabilmente un sacco di ingiustizie e diseguaglianze non ci sarebbero.

Il mio augurio per questo Natale 2025 è che possiate trovare la felicità e la serenità dovunque voi vogliate, ma ancora più grande è l’auspicio che riusciate a portare un po’ della vostra felicità e della vostra serenità soprattutto in contesti in cui difficilmente riescono ad arrivare.

Fare del bene agli altri significa fare del bene anche a noi stessi, e oggi più che mai ho preso consapevolezza di questa affermazione.

sabato 20 dicembre 2025

E se la morte non fosse veramente morte?

E se la morte non fosse veramente morte?
Il nostro corpo nel corso della sua vita muta continuamente, e le cellule che lo compongono si decompongono continuamente, muoiono una dopo l’altra, eppure siamo sempre noi, con la nostra coscienza, col nostro sentire.
Quindi? Questo cosa vuol dire? Forse che in fin dei conti, la morte è solo un cambio di stato più brusco, più netto, ma qualcosa di più grande sopravvivrà una volta che questa piccola grande nave approderà all’ultimo porto sicuro prima di essere dismessa una volta e per sempre.

sabato 13 dicembre 2025

“‘Fight da faida’ è la più forte dichiarazione di guerra alle mafie” + “1”.

Voglio iniziare questo articolo con una frase molto provocatoria: il rap oggi promuove le organizzazioni criminali.

1994. L’Italia stava vivendo molto attentamente uno dei più grandi scandali della politica italiana, ovvero quello divenuto noto con il nome di “mani pulite”; solo due anni prima, in due attentati differenti, furono uccisi per mano di camorra i due magistrati Falcone e Borsellino, entrambi pienamente impegnati nella lotta alle organizzazioni criminali che da sempre seminano sangue e malaffare nella nostra nazione e nel mondo. Un detto vuole che l’Italia, oltre ad aver esportato la pizza e la pasta nel mondo abbia esportato anche la camorra, e ahinoi dare torto al detto risulta alquanto difficile.
Mentre nella politica tutto andava a scatafascio, nella musica italiana qualcosa girava piuttosto bene: Ligabue e Vasco Rossi erano ai vertici delle classifiche, rispettivamente con gli album A che ora è la fine del mondo? E Bollicine (1994 e 1993), segnando intere generazioni con la loro musica.
Anche il rap stava facendo breccia nella cultura nazionalpopolare, anche e soprattutto grazie alla spinta pop di gruppi come gli Articolo 31, consacrati al successo già dal loro primo disco Strade di città, uscito nel 1993.
Un altro nome destinato a diventare molto caldo fu anche quello di un artista rap oggi relegato un po’ ai margini, ma che all’epoca, con la sua scrittura, riuscì a imporsi di prepotenza: parlo di Frankie Hi-Nrg che nel 1994 fece irruzione all’interno della scena musicale rap con un disco intitolato Verba manent, che fa chiaramente riferimento al detto latino “verba volant, scripta manent”, ovvero “le parole volano, lo scritto rimane”, sovvertendo completamente il significato ed adattandolo al suo ruolo di artista rap politicamente e socialmente impegnato.
Molti di coloro che hanno iniziato a fare rap a cavallo tra fine degli anni ’90 e inizio degli anni 2000 (si vedano Fabri Fibra e Caparezza, per citarne due) riconoscono in Frankie una vera autorità, oltre che uno dei motivi per i quali hanno deciso di prendere in mano un foglio e una penna e di iniziare a scrivere testi.
Frankie all’interno di Verba manent aveva inserito anche una canzone-manifesto dal titolo Fight da faida, che in tanti riconoscono come un inno contro le mafie di qualsiasi colore e di qualsiasi provenienza geografica. Il periodo rende quella canzone un vero e proprio gioiello, oltre che un elettroshock di coscienze, in grado di dare lo scossone giusto e la giusta rilevanza ad una piaga sociale purtroppo tutt’oggi non ancora debellata. Se negli anni ’90 a fare male erano le bombe, oggi le mafie non combattono più con degli ordigni esplosivi, bensì con titoli di studio, lauree e cravatte, mischiandosi tra i banchi della politica, nei tribunali, nelle grandi aziende e nelle industrie che fanno girare il denaro importante.
Frankie Hi-Nrg in Fight da faida dimostrò di avere un’attenzione ed una sensibilità particolare per la tematica sociale legata alla piaga della malavita organizzata, e forse proprio per questo molti artisti del genere, nel corso degli anni, lo han trattato quasi da reietto, da emarginato, tolte sporadiche eccezioni come Fabri Fibra e Marracash, che ora in musica, ora nelle interviste, non hanno mai mancato di ricordarne le doti artistiche e comunicative ogni volta che c’era da parlare di Frankie.
E non è neanche un caso che Frankie, nonostante il successo riscosso tanto con Fight da faida, quanto con altri pezzi successivi (si vedano Quelli che benpensano o anche Rivoluzione), ad un certo punto abbia voluto per modo di dire “mollare” il rap, in quanto affrontava tematiche decisamente di nicchia, soprattutto considerando l’evoluzione subito dal genere in Italia (ma si potrebbe parlare di una evoluzione avvenuta su scala globale), e che lo ha visto affrontare tematiche via via sempre più frivole o, comunque, con più leggerezza.
Fight da faida in tal senso rappresenta quasi un unicum all’interno della discografia del genere rap nella penisola, non tanto per il periodo storico in cui uscì, in quanto all’epoca era sicuramente più comune ritrovarsi ad ascoltare brani che puntassero a risvegliare le coscienze su determinate problematiche sociali, ma proprio in linea generale per l’argomento trattato e per il modo in cui Frankie decide di affrontarlo, andandoci giù con una rappata molto dura in grado di scorrere molto liscia, e risultando un brano, per quanto espressivo e rappresentativo di una certa epoca storica, per paradosso anche una canzone senza tempo per i valori di legalità sociale che esprime.

martedì 9 dicembre 2025

Coscienza collettiva.

In questi momenti così bui, una società ed una intera popolazione dilaniata dalle divisioni, dalle guerre e dagli interessi di parte, ritrovare il senso di essere una comunità, un tutt’uno pur nelle proprie individualità, è qualcosa di indispensabile, ed è la vera ricchezza umana che può favorire il progredire dell’umanità.
Passo dopo passo, mattoncino dopo mattoncino, ogni minimo gesto, ogni minima azione contribuisce a dare vita a qualcosa di grande.
Prendere coscienza, acquisire consapevolezza sono i due imperativi assoluti in questo processo di crescita personale e collettiva. Io, noi, che eravamo presenti al presepe vivente di domenica, abbiamo fatto la nostra parte.
Nella speranza che sempre più gente si unisca a questa missione.

lunedì 8 dicembre 2025

Il presepe vivente, la mostra presepiale.

Ieri sera ho preso parte insieme ai volontari e ai bambini dell’A.Na.Vo di Maddaloni al presepe vivente che, partito dalla biblioteca comunale, ha sfilato fino al Villaggio Dei Ragazzi. È stata un’esperienza bellissima.
Ieri è stata anche inaugurata la XX mostra di arte presepiale, e che sarà possibile visionare fino al 6 gennaio 2026. Per chiunque abbia modo e possibilità di andare, è invogliato dal sottoscritto a cogliere l’occasione al volo!

martedì 25 novembre 2025

Il senso della vita e della morte.

Ultimamente sto riflettendo molto sul senso della vita e ancor di più su quello della morte. Mi chiedo se tutta la vita che facciamo qui in Terra abbia un senso, e se dopo questa vita andremo incontro ad altro o ci sarà il buio più assoluto. Quando ci penso, vengo catturato dai pensieri, ed entro in un vortice oscuro dal quale è difficile venirne fuori.

“Ornella Vanoni e le donne vittime di violenza” + “Copertina”.

Settimana scorsa, in una notte fredda di novembre, tra il 21 ed il 22, a Milano ci ha lasciati una donna, un’artista, un’icona intergenerazionale come Ornella Vanoni: ai cari il nostro pensiero e la nostra vicinanza.

Ornella Vanoni è stata una delle artiste più longeve della musica italiana, sia in termini anagrafici, sia in termini di carriera artistico-musicale, e negli ultimi anni ha saputo parlare a più generazioni, sia quelle più in là con gli anni, sia ai più giovani, che ne hanno apprezzato e condiviso le idee, l’ironia (anche quella nei confronti di sé stessa), gli aneddoti che di tanto in tanto raccontava negli eventi pubblici e in televisione (è stata ospite praticamente fissa da Fabio Fazio nel suo Che tempo che fa.).

Nel 2018 Ornella Vanoni partecipò al suo terzo festival di Sanremo, stavolta affiancata da Bungaro e Pacifico, lo fece con il brano Imparare ad amarsi, classificatosi quinto; durante una conferenza stampa le fu posta una domanda in merito allo scandalo che stava travolgendo il mondo dello spettacolo americano, in cui numerose attrici stavano denunciando di aver subito molestie da parte di importanti pezzi grossi dello showbusiness statunitense. In quell’occasione, la Vanoni fece emergere un chiaro esempio di solidarietà nei confronti di tutte le donne, mandando il proprio supporto ed il proprio pensiero nella fattispecie a tutte le donne che vivono momenti di disagio lontane dai riflettori, senza avere voce in capitolo, lì dove la vita scotta di più e impatta di meno sul mondo circostante. Quante donne ancora subiscono molestie (fisiche e verbali) senza che nessuno sappia niente, perché ancora oggi molte donne hanno paura a denunciare dei crimini inaccettabili e riprovevoli da parte di uomini mai fattisi tali.

Oggi, 25 novembre, giornata internazionale per l’eliminazione contro la violenza sulle donne, è bene ricordare queste parole di Ornella Vanoni, donna e artista libera fino alla fine della sua vita, affinché il peso della questione sociale che tutt’oggi ci portiamo appresso con noi riecheggi con insistenza e faccia riflettere tutti quanti, donne e (soprattutto) uomini di qualsiasi età, e ci si interroghi su cosa si possa fare per eliminare una volta e per tutte un cancro sociale come quello della violenza di genere, che può avvenire dappertutto, non solo su un set cinematografico, ma anche tra le mura domestiche, negli uffici e nei posti di lavoro.

Grazie, Ornella, per le tue parole. Che la terra ti sia lieve.

venerdì 7 novembre 2025

Ieri sera a Caserta, al teatro Caserta Città Di Pace. In scena Il dio del massacro, testo teatrale di Yasmina Reza.

domenica 2 novembre 2025

L’intervista a Grandi Numeri.

Preso da nostalgia oggi. Nel 2018 in questo periodo dell’anno qui intervistai telefonicamente Grandi Numeri dei Cor Veleno, lo feci in occasione dell’uscita del disco Lo spirito che suona che dovreste ascoltare tutti per capire come va fatto il rap. Se volete leggere l’intervista, il link è questo: https://www.rapadvisor.it/2018/12/04/intervista-a-grandi-numeri-cor-veleno/ .

Azionista d’onore del McDonald’S.

Da quanti soldi ho speso al McDonald’S le alte sfere della catena dovrebbero pensare di farmi azionista d’onore. Con chi devo parlare?

venerdì 31 ottobre 2025

Halloween è maligno?

 Ho letto di un prete che ha sostenuto che Halloween sia una “festa maligna” e che sarebbe meglio “travestirsi da santi”.

A parte che fa già ridere che un represso sessuale debba insegnare anche ai bambini come divertirsi, da cosa travestirsi e a quali festeggiamenti deve prender parte; ma poi: “travestirsi da santi”, come se non si sapesse che gran parte dei santi hanno storie di sangue, di peccati, di violenza e di crudeltà alle loro spalle.

Se ad Halloween vuoi spaventare un prete, vestiti da cervello.

mercoledì 29 ottobre 2025

Salvini è politicamente un citrullo.

 Salvini, dopo la bocciatura da parte della corte dei conti del ponte sullo stretto di Messina, si conferma ancora una volta ciò che è: un citrullo, un completo incompetente in materia di politica (e non solo di politica).

E lo dico con dispiacere, perché a livello umano non ho motivo di pensare che non sia anche una persona squisita nel suo privato, una di quelle persone con cui ci usciresti a cena almeno una volta a settimana. Ma per il resto, buon Dio, una sciagura che parla, respira e cammina.

venerdì 24 ottobre 2025

1.

Vai al post precedente per leggere la recensione di La bella confusione, il nuovo album di Charlie Charles.

“La bella confusione”: prime impressioni.

Sarà da quando è scoppiata la moda della trap in Italia, ovvero dieci anni fa, che si chiede una sola cosa a gran voce: il disco da solista di Charlie Charles, che più di ogni altro era riuscito a settare un trend all’interno della scena. Un trend che hanno cavalcato da subito (o quasi) tutti i nomi sia della vecchia che della nuova scuola dell’epoca: Bimbi era diventato un manifesto per tutti coloro che ascoltavano trap in quegli anni, così come lo era per tutti gli artisti trap di quegli anni, avendo chiamato a raccolta tutti coloro che la scena trap all’epoca la stavano portando in alto, compresi quei nomi successivamente scartati per motivazioni disparate (si fa riferimento alla Dark Polo Gang e ad Enzo Dong).

Ma dal 2016 ad oggi, del disco di Charlie Charles non se n’è mai vista l’ombra. Ha prodotto basi musicali per tanti artisti rap e non in Italia, certo, stupendo spesso (come successo col singolo Rap con Izi, dal sapore molto old school, che mai ci saremmo aspettati da dei nomi della scena trap, che si ponevano in antitesi con le sonorità del passato): sono passati sui suoi beat Mahmood, Ghali, Sfera Ebbasta, Fabri Fibra, Gué, Marracash, giusto per dare un’idea di quanto abbia saputo variare con gli stili, cosa mai scontata per un produttore.

Poi nel corso degli anni, anche i più attenti seguaci di Charlie non hanno potuto non notare un cambiamento, lento, graduale, inevitabile: il Charlie Charles delle origini, quello di Notti o di Brnbq, o di Peace & love, ha cambiato pelle, per fare spazio ad un Charlie dal sapore più nazionalpopolare. Soldi di Mahmood porta proprio, tra le altre, anche la firma di Charlie Charles, una delle prime e più clamorose svolte pop del produttore trap per antonomasia in Italia. E così a seguire Calipso, Pem pem, Barrio, Dove gli occhi non arrivano

Da dopo il 2019, Charlie Charles, che fino a quel momento aveva puntato molto sulla sua carriera come solista, pubblicando almeno un singolo all’anno, ha fatto perdere le tracce di sé: Calipso (che vide riuniti per la prima volta Fabri Fibra e Sfera Ebbasta in un connubio inedito, insieme anche alla voce melodica di Mahmood) fu l’ultimo singolo da solista di un Charlie che aveva (forse in maniera premeditata o forse no) di dedicarsi alle produzioni musicali ma rimanendosene in disparte, comparendo sì nei dischi dei maggiori artisti rap e non in Italia, ma senza dare vita a produzioni che portassero una sua firma come artista principale.

Nel frattempo la scena stava cambiando, e anche i producer album hanno iniziato a prendere sempre più piede: Night Skinny è stato colui che più di tutti gli altri è riuscito a dare un valore agli album realizzati dai produttori, lavorando parecchio sul suo brand e arrivando a collaborare letteralmente con chiunque, dai nomi più underground e legati al rap e all’hip-hop, ai nomi più pop, mainstream e più sdoganati: i suoi album sono stati l’esempio di una carriera in continua mutazione, anche se non sempre sono riusciti a fare breccia nel cuore degli ascoltatori di rap, specie quelli abituati al Night Skinny di Pezzi o di Mattoni, o ancor più di Zero kills. Oltre a Skinny, anche altri nomi han dato vita a propri progetti discografici da solisti: viene in mente Sick Luke, per esempio, altro nome assai importante per la scena trap, o Drillionaire, ma di Charlie Charles ancora nulla.

Si sentirà parlare di Charlie solamente nel 2023, ben quattro anni dopo Calipso (un qualcosa di impensabile per i tempi della discografia moderna), quando per inaugurare l’estate di quell’anno aveva deciso di pubblicare il singolo Obladi oblada in collaborazione con Thasup, Fabri Fibra e Ghali, quest’ultimo nome con cui non collaborava da svariati anni. Un singolo uscito abbastanza in sordina, e che non faceva altro che ricalcare le sonorità pop di Calipso, in ogni caso ben lontane da quelle del Charlie degli esordi, e che da una parte tentavano di arrivare al grande pubblico (forse riuscendoci a malapena), dall’altra non convincevano del tutto gli ascoltatori e i fan della prima ora del produttore, ormai su una strada completamente differente da quella che stava percorrendo fino ad alcuni anni prima. Un male? Assolutamente no: il bello dell’arte e della creatività è proprio che non ci siano confini che non possano essere valicati a seconda delle sensazioni e delle sensibilità che si provano nei vari periodi della propria esistenza, e per un creativo è di vitale importanza riuscire a cogliere questi cambiamenti e ad esprimerli come meglio crede all’interno della propria arte e all’interno delle proprie produzioni creative.

Forse, il fatto che il mondo lì fuori richiedesse a gran voce un disco da solista di Charlie Charles senza che quest’ultimo desse seguito a tali richieste era sintomatico proprio del fatto che, in fin dei conti, dare alla luce un disco è un’impresa che deve essere portata a compimento solo ed unicamente quando si ha qualcosa di concreto da comunicare, e ciò che Charlie, nel periodo che va dal 2020 al 2025, aveva da comunicare era implicitamente solo una grande confusione: da un lato l’assenza quasi totale della trap all’interno delle sue produzioni più recenti, in linea con la sua evoluzione, e dall’altra un lungo periodo di raccoglimento. Le idee hanno bisogno di tempo, pazienza, di ascolto e passione per poterle vedere sbocciare, e sarebbe stato stupido per Charlie sprecarsi un’occasione così importante in un periodo in cui, probabilmente, non aveva nulla da dire né da dare musicalmente parlando.

La bella confusione è stato annunciato praticamente con un annuncio lampo, quando ormai più nessuno sapeva chi fosse Charlie Charles, né che musica avesse in mente di fare. Niente singoli a fare da apripista, niente spoiler, niente stories promozionali, niente marketing: solo qualche tabellone pubblicitario a Milano, qualche post su Instagram, pochi repost, grafiche, foto e immagini piuttosto minimali, ed una sola data: 24 ottobre 2025. Tutti i presupposti per far diventare La bella confusione una bella confusione di nome e di fatto.

Ancora più confusione è riuscito a generare il comunicato della Island quando ha reso noto che la pubblicazione del disco sarebbe stata anticipata di tre ore e mezza: non più il 24 ottobre (presumibilmente a mezzanotte), ma il 23 ottobre alle 20:30, orario decisamente inusuale per la pubblicazione di un album, giusto per rimanere ampiamente in tema con il titolo del progetto, che si sapeva già che avrebbe spiazzato, disorientato, confuso qualsiasi ascoltatore, che ormai non sapeva proprio più cosa aspettarsi.

Ad accompagnare quello straccio di comunicazione, solo la copertina del progetto, i titoli e solo nella giornata di ieri i nomi degli artisti che hanno arricchito il progetto La bella confusione: Ernia, Madame, Nayt, Bresh, Sfera Ebbasta, Elisa, Mahmood, e Massimo Pericolo. Sulla copertina, si vede un Charlie Charles di spalle (ormai irriconoscibile, visto il suo cambio look da capogiro) in piedi su una fune tesa, un equilibrista vero e proprio, costantemente in bilico su un burrone di critiche e di considerazioni, di tante che se ne possono fare in merito alla sua musica, alle sue scelte artistiche e discografiche, ed in merito al suo cambio di stile, ormai pienamente riconoscibile soprattutto all’interno di La bella confusione.

Il disco si apre con la titletrack del disco, realizzata in featuring con Ernia e Madame, che lascia ben intendere come il disco punti a comunicare una nuova nascita, una rinascita per Charlie Charles come produttore musicale e soprattutto come musicista, con uno sguardo verso il rap (come testimoniano la strofa di Ernia e il pezzo Superstite con Massimo Pericolo), ma in cui il rap rappresenta solamente una piccola, piccolissima percentuale di ciò che oggigiorno è Charlie Charles e soprattutto di ciò che probabilmente punterà ad essere nel prossimo futuro.

Persino Sfera Ebbasta, suo sodale dai tempi di Xdvr, viene coinvolto in un pezzo molto più vicino alle sonorità della musica nazionalpopolare (Una volta più) invece di realizzare per lui su misura un brano dal taglio classico che ha sempre contraddistinto il rapporto artistico e musicale del duo Charlie + Sfera. Ma la confusione passa anche per queste scelte, e così Charlie si ritrova a cantare su una base musicale più vicina alle atmosfere sanremesi con batterie analogiche, archi e pianoforti invece che su una base musicale caratterizzata dalle classiche batterie 808 che han reso riconoscibile in Italia il suono della trap.

Di tutto il disco, il pezzo più movimentato risulta essere solamente Attacchi di panico, che porta all’ascoltatore un Blanco in splendida forma, dopo gli ultimi anni in cui era praticamente sparito, a causa di alcuni incidenti di percorso dovuti anche ad alcuni errori nella gestione del suo personaggio da parte del suo vecchio management.

Nel disco ci sono solo due tracce che non vedono nessuna collaborazione, e che sono anche dei pezzi-chiave del disco: Paolo e Grazie, rispettivamente un dialogo tra un bambino (presumibilmente il Charlie degli esordi) e Charlie Charles, ed una composizione musicale con tanto di orchestra (ma a questa ci arriveremo).

In Paolo Charlie, nel suo dialogo con il bambino, spiega esattamente cosa sia (o chi sia) la bella confusione di cui si parla nel progetto: una bella confusione davanti alla quale dapprima il bambino storce il naso: come può il Charlie produttore assimilarsi con un singolo, un brano, un disco od un progetto discografico qualunque esso sia? Forse un modo parecchio sottile per lanciare forte e chiaro un messaggio, ovvero quello secondo il quale gli artisti non dovrebbero sentirsi ingabbiati all’interno di un personaggio, di un’etichetta che gli ascoltatori gli hanno imposto, e questo il bambino del dialogo, in realtà, glielo dice forte e chiaro. Forse, se Charlie Charles se ne è rimasto in silenzio per tutto questo tempo senza pubblicare alcun disco da solista è stato proprio per tentare di scollegarsi dall’immagine che tutti quanti là fuori avevano di lui: il produttore trap delle canzoni festaiole in cui si parla di droghe, lean, soldi, lusso e prostitute. No: Charlie Charles non è solo quello, ma ha dimostrato (in questo disco più che mai) di essere anche tanto altro, rompendo le catene che lo imprigionavano e lo tenevano ingabbiato all’interno del suo stesso personaggio, dal quale ha avuto il coraggio di scappare, di evadere, di fuggire. Così ecco che è lo stesso bambino che gli risponde alla domanda “cos’è la bella confusione?” Con un secco “sei tu.”. Una confusione che non si ferma ad essere solo il titolo di un importantissimo primo album, ma nasconde un vero e proprio approccio di vita non solo di Charlie Charles, ma proprio di Paolo Alberto Monachetti, che ha dovuto distruggere per ricostruire e ripartire da zero con questo album.

E sulla base di questo discorso, Grazie si pone come una conclusione dal sapore amaro: per la prima volta, Charlie Charles si approccia alla produzione musicale non più come producer, ma come un vero e proprio compositore, confrontandosi con una orchestra vera e propria (cosa che aveva già fatto in 15 piani di Sfera Ebbasta e Marracash), ma per la prima volta lo fa senza mc pronti a rapparci sopra: c’è solo lui e la sua urgenza creativa, che pone un punto fermo nella sua carriera, o per meglio dire una virgola, o un qualsiasi segno di punteggiatura che divida il Charlie Charles che abbiamo visto e sentito fino ad oggi e quello che probabilmente verrà negli anni a seguire.

O forse, Grazie non sarà altro che un grande, gigantesco punto interrogativo, che porterà tutti ad interrogarsi su quale strada deciderà di imboccare Charlie: forse per lui è arrivato veramente il tempo di crescere, di fare le valige e volare verso mondi inesplorati, musicalmente parlando, anche se saranno solamente il tempo e la vita a decidere se e quando avverrà tutto ciò. Ciò che è certo, è che Grazie risulta essere un bellissimo paesaggio musicale da esplorare con le orecchie, immaginando tutto quello che sulla copertina non c’è, tutto quello che sulla copertina manca, e che forse Charlie vede dall’alto della sua folle passeggiata sul vuoto. Ciò che è certo è che Charlie, questa sua bella confusione, è riuscita ad inquadrarla, a metterla a fuoco, e a raccontarla, ad esprimerla meglio di quanto chiunque avesse anche solo lontanamente potuto immaginare.

E per la prima volta, Charlie ha dato prova al mondo di essere un artista completo e con la “a” maiuscola. Pur nella sua bellissima confusione.

domenica 19 ottobre 2025

“‘Le parole possono ferire, le parole possono aiutare’” + “Cover”.

“Le parole possono ferire, le parole possono aiutare”: Fabri Fibra lo diceva già nel 2017.

 

Qualche giorno fa al quartiere romano di Corviale si è tenuto il quarto evento del Red Bull 64 bars live, per la prima volta a Roma, dopo tre anni consecutivi che si è tenuto a Napoli nel quartiere di Scampia. Tra gli ospiti (oltre a Danno, Noyz Narcos, Tony Boy…), c’era anche Fabri Fibra, ospite speciale della prima data-evento tenutasi nel 2022 e passata alla storia per la caratura degli ospiti (in quell’occasione presero parte anche Marracash, Ernia, Madame, Gué e Geolier, magistralmente coordinati da Dj Ty1).

Fibra nel 2022 si fece notare per il suo ingresso magico, un discorso in cui trovò analogie molto interessanti tra il rap, i testi e il mondo dello sport. Tra le tante analogie, Fibra pronunciò una frase che fece sobbalzare tutti: “le parole possono ferire, ma possono anche salvare”, un qualcosa di veramente sentito dal momento che Fibra stesso è riuscito a dare una svolta alla sua vita proprio attraverso la musica, la scrittura, attraverso il rap.

Questa frase così d’impatto non era nuova per Fabri Fibra: infatti, già nel 2017 ebbe modo di pronunciarla durante un concerto di Elisa tenutosi all’arena di Verona. Fabri Fibra ed Elisa, nel 2011, ebbero modo di realizzare una canzone, Anche tu, anche se (non trovi le parole), una versione in chiave acustica di Anche se non trovi le parole della cantante triestina, e in cui Fibra aveva scritto alcune barre rap inedite. Quella nel 2017 è stata la prima ed unica volta in cui i due artisti si sono esibiti insieme per interpretare insieme il loro brano, e proprio sul finire dell’esibizione, nel momento di maggiore intensità emotiva del brano, Fibra ha pronunciato la frase: “la musica la fai con le parole: le parole possono ferire, le parole possono aiutare. Dipende da te”.

La frase assume ancora maggiore significato se pronunciata da Fibra in quanto come artista è spesso stato al centro di numerose polemiche per i testi che ha scritto: irriverenti, irrispettosi, in cui prende di petto molto spesso numerose vicende di cronaca nera, o anche colleghi che finiscono al centro delle sue liriche. Non si contano i personaggi del mondo dello spettacolo che Fibra ha nominato e dissato, spesso ricevendo querele e denunce in cambio (si vedano Paola Barale, Laura Chiatti e Valerio Scanu su tutti); tuttavia, per i fan del rap italiano e per i fan di Fabri Fibra, le liriche dell’artista sono anche una fonte inesauribile di tematiche e di emotività condivisa, come testimoniano numerose sue canzoni quali Vivo (contenuta nel suo ultimo album Mentre Los Angeles brucia), Lascia stare, Verso altri lidi, Appena chiami, sai che vengo, e via discorrendo.

sabato 11 ottobre 2025

La bibbia.

Due anni fa ho letto La bibbia di Gerusalemme da cima a fondo. Una noia mortale, in certi passaggi mi sono completamente auallariato. Peraltro la storia si sa già come finisce, quindi neanche l’effetto sorpresa mi sono potuto godere.
Piuttosto, se proprio siete alla ricerca del brivido, leggetevi il libro di Vannacci.

giovedì 9 ottobre 2025

“Stand with Palestine” + “1” + “2” + “3” + “4” + “5” + “6” + “7” + “Stand with Palestine”.

Hamas e Israele hanno trovato un’intesa. Così si dice, così ci fanno sapere.

Tardi. Troppo tardi. Dopo centinaia di migliaia tra feriti, dispersi, espatriati, morti.

Bambini (e non mi si chieda di definirli), donne, uomini.

Tardi. Troppo tardi.

Qualcuno ancora porta con sé tanti dubbi, anche dopo questo accordo. Dove c’è la politica di mezzo, c’è sempre un marcio che emana un fetore che si potrebbe avvertire a galassie di distanza, ancor più quando a festeggiare ci sono oligarchi alla Donald Trump. Io sono tra coloro che ancora nutre tantissimi dubbi, a partire da quello più grande: che fine farà il popolo palestinese?

Netanyahu e i suoi sono sempre stati piuttosto chiari: farli fuori, annientarli, azzerarli, non esistono altri termini per esporre il loro piano. Ci si rassegni tutti quanti: quello a Gaza era un genocidio in piena regola.

Tutt’oggi, nessuno sa e può avere certezza di cosa ne sarà del popolo palestinese.

Nonostante la tregua sbandierata in ogni dove, questo è un momento cruciale.

Non abbassare la guardia, ma vigilare, aiuterà a mantenere viva l’attenzione nei confronti del popolo palestinese.

Facciamo in modo di non avere la memoria corta, una volta tanto, specie oggi che possiamo avere l’informazione a portata di mano. Non dimentichiamoci dei nomi, dei volti, delle voci di chi ha detto e scritto cosa, né di chi avrebbe potuto e non ha mosso un dito per smuovere qualcosa.

Né tantomeno di chi, conscio di ciò che stava facendo, ha continuato ad armare Israele, prestando il proprio fianco a questa barbarie umana, rendendosi moralmente complice di genocidio. Le mani sporche di sangue si possono lavare, ma la coscienza, quella rimane sporca fino alla tomba e anche oltre.

Stand with Palestine.

domenica 5 ottobre 2025

“Coi bambini dell’A.Na.Vo per il progetto del presepe” + “L’articolo sul presepe realizzato dai bambini dell’A.Na.Vo”.

Ciao a tutti!

Vi invito a leggere questo bell’articolo scritto da Lucia Grimaldi per Belvedere news.Net in cui si parla del progetto che è iniziato da poco alla A.Na.Vo di Maddaloni in cui i bambini, guidati dall’esperienza degli artigiani dell’associazione culturale Il Presepe, sono coinvolti per realizzare a loro volta i loro presepi, utilizzando mattoncini colorati, pistola con la colla a caldo, legno, sughero, cartapesta…

Link per leggere l’articolo: https://www.belvederenews.net/te-piace-o-presepe-i-giovani-della-na-vo-rispondono-si/ .